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Storia
Il dramma dell'emigrante
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CENNI STORICI

 

I nuclei abitati più antichi sono le frazioni collinari: Ripalta, Cassana, L'Ago, che si trovavano sull'antica via romana. Dopo il Medioevo, quando venne riorganizzata la rete stradale, le vie di traffico si spostarono nel fondovalle, e altrettanto fece gran parte della popolazione. Un tempo esisteva, vicino all'attuale capoluogo, una chiesetta con annesso ospizio per i pellegrini, denominata "Burgus Sanctae Mariae Magdalenae" da cui il nome del centro abitato.

 

Borghetto era un tempo una importante località sulla Via Aurelia, principale via di comunicazione fra Genova e Roma; perse questa importanza dopo la costruzione della ferrovia tirrenica, completata nel 1874, e quella dell'autostrada A12, completata nel 1970.

 

Il centro storico venne gravemente danneggiato dai bombardamenti anglo - americani della seconda guerra mondiale, che fecero numerose vittime. Recentemente il medesimo centro storico è stato oggetto di attenti lavori di restauro che ne hanno limitato il degrado.

 

Borghetto di Vara, duramente colpito dagli eventi bellici 1940/45, raso al suolo, con l’economia in ginocchio, depauperato di giovani vite spente sia su tutti i fronti di guerra, che alla macchia durante la Guerra di Liberazione, duramente colpito anche tra la popolazione civile, impiegava lunghi anni per sanare le ferite della guerra e presentare il volto ridente e civettuolo che ha oggi.

 

Ciò va a merito della tenacia della sua popolazione, dello spirito di sacrificio di intere generazioni che hanno saputo affiancare ad un’agricoltura po­vera, il lavoro nell’industria, nell’artigianato, nel commercio e nei servizi, conquistandosi un livello di vita invidiabile, confortati da tutta una serie di Sindaci e di successive amministrazioni comunali che hanno operato con saggezza e oculatezza, senza sperperi e senza sogni faraonici ma tenendo i piedi per terra secondo il concetto romano del “pater familias”, garantendo alla popolazione i servizi indispensabili e qualche cosa in più.

 

LA MINIERA DELLA CERCHIARA

 

Lungo la valle del Rio Redarena, affluente del fiume Vara, tra gli abitanti di Pignone e Borghetto di Vara, in Bassa Val di Vara, a circa 200 metri s.l.m. affiora il giacimento di minerali manganesiferi denominato Cerchiara intorno al quale si è sviluppata un’importante attività estrattiva che si è protratta complessivamente per circa 160 anni.

 

Tra il 1790 ed il 1947, infatti, si sino intrecciate un gran numero di vicende che hanno caratterizzato la vita della  popolazione degli abitanti di Pignone, Borghetto di Vara, Faggiona, Ripalta, Villa e Cassana, tradizionalmente dedita al lavoro agricolo.

 

Il giacimento è stato oggetto del permesso di ricerca denominato Canale della Faggiona - Cerchiara divenuto poi concessione mineraria Cerchiara e l’area in oggetto si estende lungo i terreni dei Comuni di Pignone e Borghetto di Vara ma le gallerie si trovano fra gli abitati di Faggiona e Villa, frazioni di Pignone.

 

L’area del cantiere minerario è raggiungibile mediante alcune strade in terra battuta; la più antica è quella ricavata sul tracciato della ferrovia decauville che collegava i cantieri con l’abitato di Borghetto di Vara, diramandosi dalla comunale per Ripalta, lungo il fondovalle, attraversa più volte il rio e proprio per questo motivo non è completamente transitabile per i veicoli a causa del regime torrentizio del corso d’acqua.

 

Esistono poi altri percorsi realizzati al servizio delle attività connesse all’utilizzo del bosco o delle abitazioni sparse della zona; una di queste, in particolare, distaccandosi dalla strada provinciale Borghetto – Pignone, in prossimità della galleria S. Giovanni scende verso la miniera è stata prolungata fino al vecchio cantiere.

 

Qualche notizia storica

 

Un tempo il minerale estratto dalle gallerie veniva trasportato a dorso si muli e con un rudimentale sistema di carrelli fino alla S.S.1 Aurelia, ma nel 1915, fu costruita una ferrovia decauville per il trasporto del minerale dai piazzali di cernita fino alle località Due Acque, presso Borghetto di Vara.

Il  minerale, dopo aver percorso i circa tre chilometri e mezzo della piccola decauville, era trasportato a La Spezia, alla stazione ferroviaria di Valdellora, tramite un autocarro.

I carrelli della decauville, con le attrezzature occorrenti all’impianto, venivano trainati fino alla miniera da muli o cavalli, presi a noleggio dalla famiglia Biggi di Borghetto di Vara.

 

L’incidente a Guglielmo Marconi

 

Il 25 settembre 1912 alle ore 12,30 circa Guglielmo Marconi rimase ferito in un incidente automobilistico a Borghetto di Vara, all’epoca in provincia di Genova.

Subito dopo aver sorpassato l'abitato di Borghetto di Vara, l'automobile di Marconi, una FIAT 50 HP si ritrovò all'improvviso di fronte un'altra vettura, una Fraschini HP,che arrivava da Genova, città verso la quale Marconi, proveniente da Coltano (Pisa), era diretto.

I due veicoli, urtando uno contro l’altro, scaraventarono i viaggiatori sulla strada.

Marconi, che era alla guida, oltre ad alcune contusioni al petto, riportò una grave ferita all'occhio destro a causa della rottura del cristallo.

La moglie, il segretario e l’autista che lo accompagnavano, rimasero illesi.

Marconi ricevette le prime cure dal medico condotto del luogo, il Dott. Cordano e successivamente venne trasferito all'ospedale militare di La Spezia; qui i medici constatarono che l'occhio destro era irrimediabilmente compromesso e che doveva essere asportato con un intervento urgente.

Purtroppo due passeggeri della Fraschini HP, il Comm. Beltrami, un vicentino abitante a Rosario in Argentina ed il figlio ebbero ferite ben più serie e furono trasportati all’ albergo Europa di Borghetto; qui ricevettero i primi soccorsi per poi essere ricoverati all’ospedale di La Spezia; la moglie del Comandante e l'altro figlio riportarono solo lievi contusioni.

 

 

 

 



 

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